Documento VV.FF. – Caldaie e generatori di calore: relazione tecnica sulle principali cause d’incendio

“Caldaie e generatori di calore: relazione tecnica predisposta dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sulle principali cause d’incendio e/o esplosione” pubblicato dal Nucleo investigativo antincendi del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco – Direzione centrale prevenzione e sicurezza tecnica il 18 febbraio 2016.
Il documento pubblicato da VV.FF. tratta prevalentemente le problematiche del mondo delle caldaie a gas, ma molti sono gli spunti utili anche per il mondo dei biocombustibili. In una sezione sono trattate anche le stufe a pellet, vista la sempre maggiore diffusione di questi apparecchi. Il documento riporta anche numerose immagini e schemi che illustrano i più frequenti errori di installazione e fonti di rischio.
Il documento integrale può essere scaricato cliccando qui.

Riportiamo di seguito in breve estratto delle parti attinenti alle biomasse.

Buona lettura

 

Le cause degli incidenti sono imputabili, in genere, ad una scorretta installazione della canna fumaria del camino o della stufa oppure ad una scarsa manutenzione della stessa. Le principali tipologie di incendi originati dalla presenza di camini sono:

  1. incendio di fuliggine (l’incendio nasce all’interno del camino, per combustione della fuliggine depositata sulla parete interna della canna fumaria);
  2. incendio esterno al camino per surriscaldamento (l’incendio nasce all’esterno del camino, per surriscaldamento dei materiali combustibili vicini alla parete esterna del camino stesso);
  3. incendio dovuto a perdite della canna fumaria (gas caldi oppure scintille).

Tali tipologie di incendio si verificano, soprattutto, in caso di utilizzo di apparecchiature che impiegano combustibile solido (la fuliggine e l’alta temperatura dei fumi sono una peculiarità dei combustibili solidi); d’altra parte, il ritorno in auge di impianti a combustione a legna ha comportato un incremento degli incendi di canne fumarie.

Le cause d’incendio connesso ai camini, ai condotti e alle canne fumarie sono principalmente tre:

  1. scarsa manutenzione (pulizia);
  2. inadeguatezza tecnica (costruzione non a regola d’arte);
  3. combustione di materiali non convenzionali (rifiuti solidi urbani).

Per quanto riguarda il primo punto (scarsa manutenzione) si segnala che, nel corso degli interventi di spegnimento, ci si trova spesso in presenza di canne fumarie molto sporche, con la sezione ostruita da depositi della combustione. Di norma, tutti i camini a combustione solida (stufe a legna ecc.) devono essere puliti almeno una volta all’anno (o, a seconda dell’uso, anche più frequentemente) da personale specializzato asportando tutto il materiale depositato all’interno della canna fumaria.

Le stufe a combustione gassosa o liquida, necessitano, invece, di minore manutenzione.

Quando il camino è acceso, se si verifica una fiammata più alta del solito o in condizioni di vento asciutto e freddo che risucchia le faville, lo strato di fuliggine depositato sulla superficie interna potrebbe incendiarsi.

La fuliggine è un ottimo combustibile e, grazie al notevole flusso di aria, si verifica una violenta combustione che produce rapidamente molto calore. In genere tale combustione è di breve durata (15 – 20 minuti) e produce anche un grande rumore e vibrazioni. Il calore prodotto (può arrivare anche a 800 – 1.000 °C) riscalda la superficie interna e può determinare fessure nelle pareti della canna e nei muri confinanti con il pericolo di estendere l’incendio ai mobili e alle travi dei soffitti o del tetto.

All’esterno le faville che escono dal comignolo possono ricadere su materiali combustibili ed innescare incendi all’esterno dell’abitazione o in edifici o costruzioni adiacenti. Esse inoltre possono cadere nel canale di gronda (dove possono esservi foglie secche, spini ecc.) e innescare una combustione nell’intercapedine del tetto.

Un altro fattore di pericolo è costituito dall’inadeguatezza tecnica dei camini. Infatti, in diversi casi, si riscontra un sistema di costruzione con isolamenti poco accurati. Per questo gli incendi delle canne fumarie danneggiano sempre più frequentemente anche i tetti, creando danni non indifferenti.

Questo fenomeno, paradossalmente, interessa maggiormente le case appena costruite o ristrutturate. Il problema non è il tubo d’acciaio o quanto previsto dalle nuove norme ma è il sistema di isolamento della canna fumaria che non è adeguato. Non è un caso che l’incendio non si limita più alla sola canna fumaria, come accadeva una volta, ma diventa, in genere, anche incendio del tetto, in quanto, se la canna fumaria non è ben isolata, il fuoco riesce ad entrare nell’intercapedine tra le tegole del tetto e il soffitto.

Spesso si verifica che le canne fumarie sono di sezione insufficiente, costruite con materiali non idonei a sopportare alte temperature o rimaneggiate più volte nel corso di ristrutturazioni.

Alcune volte risultano ostruite da oggetti estranei o presentano curvature e andamenti tali da rendere difficoltosa l’evacuazione dei fumi, favorendo in tal modo il deposito di fuliggine. Un errore molto frequente è quello di realizzare dei condotti fumari in acciaio inox privi di un’adeguata coibentazione senza rispettare le distanze minime dagli elementi di fabbrica combustibili (legno, isolanti sintetici, ecc.).

La caratteristica di resistere al fuoco di fuliggine e la protezione dei materiali combustibili posti a ridosso della canna fumaria sono, pertanto, i requisiti fondamentali per la prevenzione degli incendi della copertura.

Gli errori esecutivi del camino che possono causare un incendio sono:

  • camino con classe di temperatura inferiore alla temperatura nominale effettiva dei fumi (ad es. camino con T160, adatto per caldaie a gas, usato invece per stufa a legna, con temperatura dei fumi ben maggiore);
  • camino con presenza di materiali combustibili (travi di legno, assi, moquette, ecc.) a distanza inferiore a quella richiesta (ad es. trave posta a 10 mm, quando il cosiddetto “codice del camino” prevede una distanza minima di 50 mm);
  • camino non “denominato” per incendio fuliggine, ossia non testato per tale evento, ed invece utilizzato per combustibile solido;
  • camino non montato correttamente, e quindi con possibili punti caldi (temperatura superficiale esterna superiore rispetto a quella determinata nelle varie prove);
  • impianto termico e camino dimensionati in modo errato.

Ultima causa di incendio riscontrata è lo smaltimento nelle stufe domestiche o nelle caldaie a legna di rifiuti solidi urbani, con particolare riferimento a materie plastiche varie e agli imballaggi (PVC, PE, PP, PET, PS).

 

LE STUFE A PELLET

Il pellets non è altro che un materiale ottenuto sottoponendo ad un’altissima pressione gli scarti di legno prodotti da segherie, falegnamerie ed altre attività connesse alla lavorazione e alla trasformazione del legno. Pertanto, nelle stufe alimentate con pellets, anche se si utilizza una tecnica di combustione più avanzata, il processo di combustione è del tutto analogo a quello degli altri impianti alimentati con combustibile solido (es.: stufe a legna tradizionali). Per fare in modo che il processo di combustione avvenga in condizioni ottimali ed al fine di evitare la formazione di monossido di carbonio è necessario che:

  • il locale in cui è collocata la stufa a pellets abbia una presa d’aria esterna appositamente realizzata che garantisca il ripristino dell’aria consumata per la combustione. E’ anche possibile prelevare l’aria direttamente dall’esterno attraverso una tubazione collegata alla stufa stessa;
  • sia garantito l’allontanamento dall’ambiente dei fumi di combustione mediante un’idonea canna fumaria.

In commercio vi sono alcuni modelli di stufe a pellets dotate di post-combustore che, in teoria, dovrebbe ridurre ulteriormente le quantità di CO prodotte.

Se la stufa a pellet non è installata a regola d’arte ovvero se non viene sottoposta a controlli periodici di manutenzione, analogamente a quanto succede per gli altri impianti termici domestici, non si può escludere un suo malfunzionamento e quindi anche la produzione di quantità pericolose di CO. La raccomandazione è di far installare la stufa da personale qualificato, nel rispetto delle norme previste per l’installazione (tra cui le norme UNI 10638/05 specifiche per gli impianti che utilizzano la legna o combustibili solidi), evitando il “fai da te” e facendo effettuare interventi di manutenzione che ne garantiscano il corretto funzionamento.

Si rammenta che la stufa a pellet funziona per tiraggio forzato, in quanto i fumi prodotti nella camera di combustione, che possono raggiungere temperature di 200/300 °C , vengono espulsi da un ventilatore elettrico.

Le norme di sicurezza impongono di predisporre un condotto o comignolo per realizzare un processo di tiraggio naturale così da rendere la stufa indipendente dalla rete elettrica, in caso di blackout o malfunzionamenti al quadro elettrico.

Tale installazione è semplificata poiché l’evacuazione dei prodotti della combustione avviene mediante un tubo di 8 cm da installare a tetto in base alla normativa UNI 10638 (tale norma vieta, dal 2012, gli scarichi a parete).

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